Il mio percorso

 

Le mie attività

  • Psicologia dello Sport

    Motivazione: come sostenere la motivazione dell’atleta attraverso l’analisi delle risorse e dei limiti e ottimizzazione degli stessi; sostegno all’autostima e autoefficacia, finalizzata ad insegnare un pensiero autoriflessivo positivo, utile ad affrontare la competizione, abbassare l’ansia e sviluppare abilità mentali quali: goal setting, formazione corretta degli obiettivi di prestazione e di risultato, allenare a gestire le emozioni; allenamento ideomotorio, allenare alla visualizzazione del percorso e dei gesti motori dell’atleta; strategie per la gestione dell’attivazione psicofisica dell’atleta; concentrazione, studiare e potenziare gli stili attentivi dell’atleta; gestione delle emozioni disfunzionali; tecniche di rilassamento. Indagine sulle dinamiche di gruppo: comunicazione efficace e positiva, la gestione del gruppo nei momenti difficili, la leadership.

  • Pedagogia

    Si fornisce supporto ai futuri genitori, alla mamma durante la gravidanza e dopo il parto. Comprende consulenza alla coppia genitoriale, ai figli durante il loro sviluppo ed eventuali problematiche, si fornisce supporto in separazioni, affidi, genitori con figli adottati e mediazione familiare. Si offre, inoltre, la possibilità di diagnosi per disturbi scolastici e dello sviluppo, iperattività e disturbi dell’attenzione e trattamento degli stessi.

    Gli interventi pedagogici sono rivolti a bambini ed adolescenti con particolari difficoltà comportamentali, caratteriali, relazionali e disagio psicologico.

    ▪ trattamento pedagogico dei disturbi del linguaggio e dell’apprendimento (DSA)
    ▪ stimolazione pedagogica in caso di ritardo dello sviluppo cognitivo e psicomotorio
    ▪ intervento pedagogico sui disturbi del comportamento infantile ed adolescenziale
    ▪ consulenza pedagogica sui disagi e le difficoltà dell’ infanzia e dell’adolescenza
    ▪ percorsi educativi, rieducativi per adolescenti
    ▪ sostegno alla genitorialità

  • Psicologia e psicoterapia

    Si effettua diagnosi con apposite batterie psicodiagnostiche.

    È possibile effettuare colloqui di sostegno psicologico e attività volte ad attivare le risorse necessarie per raggiungere un pieno soddisfacimento psicofisico. Si effettua valutazione neuropsicologica e trattamenti di riabilitazione cognitiva, trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbi dell’umore, alimentazione, disturbi di somatizzazione, disturbi dello sviluppo infanzia e adolescenza, disturbi di personalità.

    Viene offerta la possibilità di seguire un percorso psicoterapeutico basato sul trattamento psicoanalitico, cognitivo o sistemico. Un percorso psicoterapeutico può risultare positivo in situazioni di disagio emotivo e relazionale, a fronte di difficoltà durante il ciclo di vita oppure per acquistare maggior consapevolezza di ciò che avviene dentro di sé, ed imparare a gestirlo al meglio

  • Psicologia e psicoterapia infantile

    Bambino da zero a due anni: esiste una dipendenza fortissima del bambino molto piccolo dai suoi genitori, i disagi che possono sorgere nel primo periodo di vita possono essere affrontati in modo opportuno solo lavorando sulla relazione tra il bambino e i suoi genitori. L’incontro tra un neonato e la sua mamma (il suo papà) è una fase delicatissima: il piccolo può comunicare con lei (lui) solo attraverso canali non verbali e i suoi segnali non sono univoci (in quanto provenienti dal registro non verbale), quindi sovente risultano non immediatamente comprensibili alla madre (al padre) che non può che leggerli attingendo dal suo mondo interiore.

    Ella (egli) cerca di immedesimarsi ma, potendo naturalmente farlo solo a partire da se stessa (se stesso), interpreta i messaggi anche con alcune inconsapevoli distorsioni. Ci sono poi ulteriori “complicazioni”: per la madre (per il padre) è iniziato un processo di trasformazione come persona frutto della condizione di attesa di un figlio e della sua nascita che comporta dei cambiamenti nell’immagine di sé. Si fanno inevitabilmente i conti in maniera più forte che mai con l’immagine dei propri genitori come si è gradualmente andata costruendo dentro di sé, con la relazione che con loro si è stabilita.

    Questo naturalmente perché si sta diventando a propria volta genitori. In più ci si raffronta pure con lo scarto esistente tra il bambino immaginato e quello reale che ha ritmi propri, sembianze fisiche proprie, il suo stile personale ove se l’esito di tutto ciò è che la madre (il padre) e il piccolo riescono a trovare una buona sintonizzazione che si realizza attimo per attimo o che si riacquisisce allorchè la si è momentaneamente perduta, ad esempio la regolazione corporea del neonato si costruisce su una solida base (ossia tutto fila liscio con l’alimentazione e con il sonno).

    Se invece c’è qualcosa che impedisce una buona sintonizzazione (depressione post partum della madre, prevalere di un senso di estraneità rispetto al proprio piccolo, difficoltà a tollerare l’estrema dipendenza iniziale del piccolo e il suo stato di bisogno, fatica nell’accettare la trasformazione della propria vita che la nascita di un neonato comporta), i primi segnali possono emergere nella forma di anomalie e di difficoltà rispetto al mangiare o al dormire da parte del neonato, di difficoltà a lasciarsi consolare, di pianto inarrestabile. Se nulla di fisico è alla base di queste manifestazioni allora è fondamentale affrontare la problematica sul piano della relazione tra madre (padre) e bambino. Ed è importante farlo al più presto affinché sia il piccolo che i suoi genitori possano uscire da uno stato di malessere più o meno profondo. In particolare per quanto riguarda i genitori, essi potranno provare senso di frustrazione, sofferenza per la condizione del bimbo e per la propria, sentirsi incapaci o tremendamente insicuri, provare rabbia verso il piccolo.

    Gli interventi rispetto a questo tipo di situazioni esitano abbastanza sovente in cambiamenti piuttosto rapidi che producono un viraggio della condizione problematica verso uno stato di benessere sia per il piccolo che per i suoi genitori. Dopo i primi mesi, ed in particolare dall’uno ai due anni, alcune acquisizioni fanno la loro comparsa se tutto procede tranquillamente: il bambino, di solito dopo aver iniziato a gattonare, comincia a muovere i primi passi, dice le prime parole, si muove curioso nell’ambiente circostante per esplorare, interagisce con iniziativa sia con persone familiari che non.

    Quindi quando qualcosa non va per il giusto verso, le manifestazioni di disagio possono assumere molteplici altre forme che si traducono in un rallentamento o in un blocco nel passaggio da una tappa evolutiva all’altra. Dai due anni in su invece solitamente i segnali per chiedere un consulto sono:

    ▪ Le paure che, se protratte, assumono rilievo significativo e finiscono per limitare l’autonomia, la socializzazione o altri aspetti della vita del bambino (paura di andare a scuola, paura del buio, paura immotivata di perdere una persona vicina, paura di una specie animale)
    ▪ Gli stati di ansia (timori eccessivi del giudizio dell’adulto e dei rimproveri, preoccupazione di non essere all’altezza, angosce di separazione)
    ▪ Le situazioni di blocco emotivo (difficoltà a esprimere le proprie risorse cognitive e affettive, inibizioni di varia natura)
    ▪ Difficoltà che coinvolgono l’alimentazione (rifiuto del cibo, desiderio smodato di mangiare, obesità infantile)
    ▪ Difficoltà che riguardano la defecazione o la minzione (encopresi, enuresi)
    ▪ Difficoltà che coinvolgono il sonno (incubi notturni, angoscia nel rimanere soli nella propria cameretta, difficoltà ad addormentarsi)
    ▪ Manifestazioni di aggressività (verso i coetanei, verso bambini di età diversa, verso uno o entrambi i genitori, verso un fratello o una sorella, verso altre figure adulte, indirizzate verso se stessi)
    ▪ Difficoltà a mantenere l’attenzione (a scuola, in qualsiasi contesto, insieme ad agitazione motoria continua)
    ▪ Problemi connessi al linguaggio (ritardo nell’acquisizione della parola, tendenza a parlare come bambini di età inferiore alla propria)
    ▪ Problemi di apprendimento (ritardo nell’apprendimento della lettura o della scrittura, difficoltà rispetto alla logica, ritardo nell’apprendimento della matematica)
    ▪ Problematiche relazionali: timidezza spiccata, stati di isolamento, gelosie, nascita di un fratellino